Con questo studio si mette a punto uno strumento di base per la conoscenza, l’analisi, l’interpretazione del contesto socio economico del Marocco, a livello statuale e regionale. Tale strumento si basa sulla matrice di contabilità sociale, ovvero una matrice a doppia entrata che riproduce la ciclicità del circuito produzione-reddito-spesa-risparmio-investimento.

Il Regno del Marocco sta attraversando una  fase di forte espansione che vede una marcata modernizzazione del Paese. Il Re Maometto VI ha operato, dalla sua ascesa al trono, riforme profonde ed incisive indirizzate alla costruzione di un sistema infrastrutturale moderno e con l'acquisizione di professionalità e competenze di primissimo ordine da parte di una consistente fascia di quadri e dirigenti di ogni settore. Le riforme economiche incoraggiate dal sovrano negli ultimi anni si sono indirizzate verso una crescente liberalizzazione dei vari settori dell'economia e verso una accentuata internazionalizzazione del Regno a livello economico e commerciale.

Secondo l’ultimo rapporto dell’ICE,  nel primo semestre del 2010 il PIL marocchino ha registrato un +4,1%1, dato leggermente inferiore all’indice registrato nell’anno precedente (5%), in relazione agli effetti della crisi economica internazionale che continuano a colpire l’economia marocchina. Il Marocco è, tuttavia, poco integrato nel mercato finanziario internazionale e, di conseguenza, si è rivelato pressoché immune alla crisi in questo settore, grazie anche alla rigida politica monetaria della Banca Centrale Marocchina.

In effetti, anche il settore industriale ha riscontrato un aumento della sua variazione percentuale da -2,8 a 5,1%. Secondo le stime dell’HCP nel primo semestre del 2010 si registra un rialzo della produzione nel settore manifatturiero (bevande e tabacco, prodotti alimentari), della costruzione edilizia e lavori pubblici (costruzione di strade e di suolo sportivo) e nel settore dell’energia e delle miniere ( maggiore estrazione di minerali non metallici). La sfavorevole congiuntura economica internazionale non ha influito negativamente sulle esportazioni nel periodo preso in esame: le esportazioni sono incrementate del 21,5% rispetto al 2009 ( 2010: 8467 milioni di euro, 2009: 6971 milioni di euro), in modo particolare per quanto riguarda i fosfati (66,3%) e i prodotti derivati da questi ultimi (79,0%), nonché i prodotti dell’elettronica (23%). Parimenti, anche le importazioni sono in rialzo (15,812 milioni di euro nel 2009 (gennaio- agosto)e 17,726 milioni di euro nel 2010) con un incremento del 12,1% .Altre due componenti della bilancia commerciale, quali le rimesse dei marocchini all’estero (MRE) e quelle derivanti dal turismo presentano saldi positivi rispettivamente di +7,9% e +2,2%.

Tutto ciò risulta tanto più apprezzabile considerando che il Regno ha come maggior partner commerciale l’Unione Europea (circa il 70% del totale degli scambi), regione tra le più colpite dalla crisi internazionale.

Secondo l’Ufficio Cambi di Rabat nei primi dieci mesi del 2010, tra i principali fornitori del Regno del Marocco, si colloca al primo posto la Francia (15%), seguita da Spagna (12,2), Cina (7,9), USA (7,1), Italia (6,7) e Germania (5,3). Tra i Paesi clienti, la Francia resta saldamente al primo posto con una quota di mercato del 22,0%, seguono Spagna (16,6), India (5,9), Italia (4,3), USA (3,1).

Complessivamente nel 2009, l’interscambio con l'Italia è risultato superiore ai 2 miliardi di €, con un saldo notevolmente a nostro vantaggio. Nel dettaglio, l’Italia è il quarto Paese cliente del Marocco, dopo Francia e Spagna e India, ed e’ al quinto posto, nella graduatoria dei principali fornitori del Marocco. L’Italia si colloca quindi al terzo posto come partner commerciale assoluto del Regno del Marocco.

Peraltro, la struttura del sistema economico del Regno (le PMI rappresentano più del 95% del tessuto economico nazionale e contribuiscono per 1/3 al volume delle esportazioni globali), è analoga al nostro sistema imprenditoriale ed ai nostri distretti industriali (si segnala che l’imposta marocchina sul reddito delle società corrisponde al 30%, sia per le imprese locali che per gli investitori esteri).

Inoltre, se si considerano i fattori che rendono oggi attraente il Marocco (vicinanza geografica, basso costo della manodopera, rete di telecomunicazioni funzionante, sistema bancario dinamico, infrastrutture in rapido sviluppo) ed il fatto che il Regno è tra i Paesi più business-friendly della regione maghrebina, le relazioni commerciali tra Italia e Marocco lasciano ancora ampi spazi di crescita per le nostre imprese.

IL PROGETTO

Il progetto parte dal proposito di elaborare uno strumento di base per la conoscenza, l’analisi, l’interpretazione del contesto socio economico marocchino, a livello statuale e regionale. Tale strumento, riconducibile dal punto di vista semantico alla categoria degli scenari, si basa sulla matrice di contabilità sociale, ovvero una matrice a doppia entrata che estende il modello input output alla considerazione esplicita del ruolo delle istituzioni (imprese, famiglie, pubblica amministrazione) nel sistema economico, riproducendo la ciclicità del circuito produzione-reddito-spesa-risparmio-investimento.
Di qui la necessità di produrre e mettere a disposizione strumenti in grado di facilitare una progettazione degli interventi anche a livello micro che incorpori non soltanto meri obiettivi di profitto economico e finanziario, ma che tengano conto alla radice delle esigenze di sviluppo locale, nel caso specifico dell’economia marocchina, nella prospettiva di esportare quanto di buono ha in sé il modello sociale europeo.

Tali strumenti innestano la possibilità di costruire e affinare modelli quantitativi per la sperimentazione preventiva “in vitro” delle politiche micro e macro di internazionalizzazione, nonché, analogamente a quanto avviene per gli strumenti di forecast contabile normalmente utilizzati quali il budget e il business plan, l’opportunità di procedere ad un controllo periodico dello stato di avanzamento del piano di internazionalizzazione, e del suo livello di coerenza con gli obiettivi e gli scenari programmati.

Coerentemente con la propria appartenenza culturale ai valori del modello europeo, il progetto oltre a rispondere ai requisiti di tipo industriale, è strutturato per rendere gli strumenti funzionali anche alla valutazione di impatto di politiche pubbliche a livello socio educativo e socio sanitario, e di  diffondere la capacità di utilizzarli in primo luogo alle autorità pubbliche a livello locale, e in genere a tutte le realtà che nel territorio si prendono cura di questi aspetti (scuole, strutture sanitarie, enti per la formazione professionale, organizzazioni non governative).

Lo strumento quindi, è funzionale sia alle politiche industriali degli imprenditori di piccole e medie dimensioni che alle politiche di sostegno di banche e pubbliche amministrazioni, potrà fungere da base alla valutazione di impatto dei grandi progetti,  e permetterà inoltre, a titolo esemplificativo:

- di valutare l’impatto in termini di accesso ai servizi sociali, educativi e sanitari, in particolare da parte delle c.d. categorie svantaggiate (età evolutiva, portatori di handicap, altri gruppi vulnerabili per genere, residenza in zone marginali, rurali o alle immediate periferie urbane, disoccupati o occupati in modo precario, ovvero comunque in situazione di povertà economica e sociale);
- il monitoraggio della qualità dei servizi sociali, educativi e sanitari offerti;
- la promozione di uno sviluppo rurale sostenibile, che valorizzi le risorse umane, culturali e ambientali degli specifici territori;
- la progettualità su percorsi di formazione professionale coerenti con la specializzazione industriale e in generale economica attuale e programmata.

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